24/11/19

confessioni di una sbagliona

Avrei tutto quello che desidera il mio cuore: un fertile poderetto con giardino accanto al mare più trasparente che si possa immaginare (anche se affatto esente da inquinamento: non è l'Eden anche se molto gli somiglia). 
Il fatto è che sono andata a prenderlo lontano dalla città dove vivo stabilmente, certo, ci si può spostare nella vita, non nel pieno di una malattia, ma insomma, si può farlo. È che il poderetto che tanta gioia sfrenata mi ha procurato grazie alla sua esuberanza animale e vegetale, selvaggia, austera ma aromatica e tanto simile a me, è lontano dai servizi più comuni a cui sono abituata, e che con l'avanzare degli anni mi paiono irrinunciabili, perciò vivo a Milano odiandone l'aria e mal sopportandone il caos ed il grigiore. Ottima città per le menti brillanti, io non ho la mente brillante, pur avendolo ingenuamente creduto.
Costosa, come il fuoco!
Ottima per esclusivi e selezionati acquisti, che non faccio: sono estremamente sobria, l'ho detto, sono al limite del marziale, ed è tardi per mutare.
Ma è piena di scuole, corsi, ospedali qualificati, centri culturali, musei fantastici ed insomma, torniamo a quello che serve alle menti brillanti, ed ai pazienti bisognosi, categoria cui appartengo, anche se per interposta persona.
La sintesi a cui sono giunta è che per volere tutto: i servizi della città e la meraviglia del creato da condividere con il sole ma non con la gente, finisco per non avere niente: non le comodità milanesi, che per il mio carattere piuttosto asociale non godo come potrei, non le gioie primitive di Allau, dove posso stare a patto di trovarmi in assenza di altri problemi, cosa che sta diventando sempre più difficile.
Ma io mi sono innamorata di Allau, con la sua irrangiungibilita', sogno naturalista, antimilanese, persino polemico nel suo ascetismo sociale, così eccessivo, monacale, perfetto e terribile, dove l'essenzialità di Massimo, il pastore sporco e pulcioso che produce una indimenticabile ricotta ascoltando musica colta, la saggezza di Claudio e della sua produttività vegetale, la genialità di Fabio, artista vivace che si realizza nel bosco e sul surf, e l'umanità di Bruno, il principale responsabile della fondazione di Allau, assieme al mirto che mi chiama sussurrandomi la sua antica bellezza, mi hanno irragionevolmente rapita, facendomi sentire parte di quei luoghi, mentre in realtà appartengo alla scolorita Milano. E ad Allau sono solo ospite. Forse nemmeno gradito, chissà.
Sono fatta da poche passioni radicali, e ne pago il prezzo. Mi trovo in quella fase della vita in cui l'amore che provo fa male, mi procura dolore, perché è intenso e malfermo.
Mi rendo conto che ho sempre frainteso la praticità con il cinismo, ed il disinteresse con la dissipazione. Questo fraintendimento forse è recuperabile. La sincerità mi salverà. Anche la semplicità, se solo la praticassi più frequentemente.

Vedremo.

Se vuoi commentare questa confessione in modo che possa essermi utile, fallo.

Ciao

18/11/19

Bel-ami 1885

Baktus da uomo, variopinto ma non troppo, tricottato in compagnia di Guy De Maupassant.

12/11/19

Amuleto

Questo piccolo scialle è una grande sciarpa, e mi son stufata di chiamarla con il pretenzioso e simpaticamente esotico nome "baktus", dunque lo farò con il titolo dell'audiolibro che ne ha accompagnato la realizzazione.


Si chiama AMULETO - romanzo di Bolano, uscito in Italia, per la prima edizione, nel 1999.

Una narrazione immaginifica, potente, in cui spazio e tempo si piegano a piacimento, e Auxilio, la protagonista e voce narrante, attraversa una fascinosa e pericolosa Città del Messico, madre putativa di tutti i giovani poeti della città e del Sudamerica, ne accompagna gli incontri, le bevute e le  molte umanissime avventure. Una letteratura che stimola a liberare l'immaginazione.
Una cosa di cui non posso essere certo sazia.

A proposito di immaginazione, questo scialle è il primo lavoro che comincia a soddisfarmi per davvero ! Era ora !!

© HUMUS
Maira Gall